Plenum con il ministro della Giustizia, prof. Paola Severino Di Benedetto

Plenum con il ministro della Giustizia, prof. Paola Severino Di Benedetto

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Porgo al Ministro della Giustizia prof.ssa Paola Severino i saluti più cordiali e Le do il più sincero benvenuto anche a nome di tutto il Consiglio Superiore della Magistratura.

Vorrei rivolgerLe, signora Ministro, alcuni “Grazie” ed alcuni “Per favore”:

  • GRAZIE per il clima sereno che Ella ha saputo instaurare tra le nostre istituzioni, viatico di una proficua collaborazione che già in questi mesi tutti abbiamo potuto  verificare ed apprezzare. E’ un ringraziamento, Le assicuro, convinto ed anzi dovuto, verso chi è riuscito così rapidamente a far dimenticare un lungo periodo di tensione che ha caratterizzato i nostri ultimi anni di lavoro, peraltro condannandoli all'impotenza.
  • GRAZIE, inoltre, per avere cercato, anziché demonizzarla, la collaborazione istituzionale del Consiglio richiedendone il parere ogni volta che un provvedimento normativo comporta ricadute sull'ordinamento giudiziario e valorizzandone il senso di leale collaborazione. Per limitarmi ai due ultimi esempi il Consiglio ha evaso in maniera tempestiva e, mi permetto di dire, qualificata la Sua richiesta di parere in materia di  tribunali delle imprese e di modifiche degli uffici del giudice di pace; registriamo con soddisfazione il recepimento da parte del Governo di gran parte dei suggerimenti che avevamo avanzato con spirito costruttivo. Mi è gradita l'occasione per informarLa ed informare il Consiglio che, nella stessa logica collaborativa, a seguito di una mia visita al Parlamento europeo, la Commissione Libertà, Giustizia ed Affari Interni (LIBE)  ha recentemente richiesto al Consiglio un parere su due importanti proposte di direttive concernenti l'abuso di informazioni riservate e la confisca dei beni proventi di reato.
  • GRAZIE perché, nel segno della medesima cifra politica, sin dall'inizio del Suo incarico Ella ha dedicato particolare attenzione al problema delle carceri, che il Capo dello Stato ha di recente definito come “una realtà che ci umilia in Europa e ci allarma, per la sofferenza quotidiana - fino all'impulso a togliersi la vita - di migliaia di esseri umani chiusi in carceri che definire sovraffollate è quasi un eufemismo”; la legge n. 9 del 2012 è un primo passo nella giusta direzione.
  • GRAZIE per aver compreso e fatto comprendere che la giustizia non è un rito per iniziati, ma un fattore di sviluppo e di rilancio per la nostra economia: l'istituzione dei tribunali delle imprese è un segnale importante di razionalizzazione delle risorse e di specializzazione degli operatori, per dare ai mercati quelle risposte tempestive e prevedibili che si aspettano, anche in vista dell'allocazione degli investimenti; occorre fare ogni sforzo perché questi uffici inizino ad operare quanto prima ed il Consiglio manifesta la massima volontà collaborativa.
  • GRAZIE per aver accantonato le velleità delle grandi riforme “epocali”, annunciate spesso più come avvertimenti che non con reale volontà riformatrice. Alla Giustizia servono provvedimenti specifici e mirati soprattutto alla dimensione organizzativa e all'efficienza, più che non all'annoso ed inconcludente tema del rapporto tra i poteri. Il cambio di prospettiva, che mette al centro il servizio per i cittadini, non solo riduce le frizioni tra le istituzioni ma le responsabilizza nel segno di una missione comune. Il Suo disegno di legge di delega al Governo in materia di depenalizzazione, di sospensione del procedimento con messa alla prova, di pene detentive non carcerarie, nonché di sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili, così come le proposte di iniziativa parlamentare sull'estinzione del reato per particolare tenuità del fatto, vanno nella giusta direzione. Siamo certi che Ella saprà ricondurre all'essenziale anche il fervore  di iniziative riformatrici eccentriche rispetto alla prospettiva temporale del Suo Governo e alla concreta praticabilità parlamentare. 
  • GRAZIE per la determinazione con cui sta affrontando lo spinoso tema della revisione delle circoscrizioni giudiziarie; si tratta di un intervento “storico”, di straordinario rilievo, la cui maggiore o minore incisività segnerà profondamente il senso del Suo ministero e le speranze di coloro che credono in un recupero di funzionalità ed efficienza della giustizia. L'obiettivo non è soltanto il contenimento della spesa, ma soprattutto la razionalizzazione delle limitate risorse, l'indispensabile specializzazione e l'efficienza conseguente all'economia di scala con cui anche l'organizzazione giudiziaria deve fare i conti; pensi a questo, signor Ministro, per resistere alle sirene del “vecchio” che non si arrende e per fare scelte coraggiose.

Ed ora alcune richieste

  • PER FAVORE occupiamoci della giustizia civile, il fardello forse più pesante che il sistema giudiziario italiano si trova a dover sopportare. I numeri sono noti; sulle cause le idee da sempre divergono. Ne sono testimonianza le quasi 15 riforme che il processo civile ha subito dal 1995 ad oggi, senza che la tendenza all'allungamento dei tempi ed alla scarsa efficacia si sia mai invertita. Una soluzione che dovrebbe essere esplorata si basa su un concetto tanto semplice da comprendere quanto difficile da far accettare: quello per cui è la rigidità del rito a determinare lungaggini e complicazioni non realmente e sempre necessarie. Una riforma veramente efficiente dovrebbe garantire riti complessi e formalizzati per le sole controversie di maggiore rilevanza sociale od economica, mentre a minore livello di rilevanza dovrebbe corrispondere maggiore libertà di forme.
    Ma prima ancora occorre portare “fuori dal processo” il contenzioso che può essere definito in forme alternative.
  • PER FAVORE cerchiamo di comprendere che il nostro sistema di impugnazioni è un lusso che non possiamo più permetterci. Tre gradi di giudizio per ogni controversia, a prescindere dalla sua rilevanza, sono un modello che non ha eguali nei Paesi di cultura giuridica avanzata. Francia, Spagna, Germania e Regno Unito, come un recente convegno organizzato in Cassazione dal Presidente Lupo ha  dimostrato, hanno filtri di ammissibilità per le fasi di impugnazione. Il discrimine utilizzato è la rilevanza della questione giuridica prospettata e l'opportunità che della questione si occupi di nuovo la Corte di grado superiore; in assenza di tali presupporti l'impugnazione è dichiarata inammissibile. 
  • PER FAVORE cerchiamo di comprendere che il nostro codice di procedura penale ha sicuramente molte pecche, che derivano da scelte non particolarmente felici sin dalla sua introduzione e che si sono aggravate in esito alla ben nota stratificazione di norme non tutte compatibili con la scelta tendenzialmente accusatoria del suo impianto originale. Ma dobbiamo anche renderci conto che uno dei fattori più formidabili di distorsione del processo penale non deriva dal suo interno, ma dall'esterno: mi riferisco alla disciplina della prescrizione che induce a strategie processuali dilatorie. L'interrogativo se i processi si prescrivono perché sono troppo lunghi o se sono troppo lunghi perché si prescrivono, per me è un interrogativo retorico. Individuare un momento all'interno del processo, decorso il quale la prescrizione non corra più restituirebbe al processo penale il suo senso: quello di pervenire ad una decisione nel merito.
  • PER FAVORE, signor Ministro, ci aiuti a spiegare che il tema della responsabilità civile dei magistrati non è terreno per scontri ideologici; e che è invece un elemento di straordinaria delicatezza nell'amministrazione della giustizia, perché un giudice che non è sereno è un rischio non solo per coloro che sono sottoposti al suo giudizio, ma per l'intero sistema. Evitiamo, almeno in questo campo, soluzioni eccentriche rispetto al resto d'Europa. Confidiamo nell'iniziativa parlamentare del Governo per trovare un punto di equilibrio tra il diritto del cittadino a vedersi risarcire dallo Stato in caso di errore giudiziario e la funzionalità del sistema che non potrebbe sopportare un “contenzioso nel contenzioso”.  
  • PER FAVORE cerchiamo di fare presto e bene la riforma della corruzione che da un lato ci chiede l'Europa e dall'altro dobbiamo al Paese per agevolarne l'uscita dalla crisi. E' un male antico, che finalmente è stato percepito non solo nella sua antigiuridicità, ma anche nell'effetto di freno all'economia, in quanto altera il regime di concorrenza e viola le fondamentali regole della convivenza sociale. Sembra ineludibile associare ad una più rigorosa disciplina penale anche l'istituzione di una struttura di prevenzione dotata di poteri e di risorse adeguate.  
  • PER FAVORE ci aiuti ad uscire dal dramma kafkiano delle intercettazioni telefoniche: o smettiamo di parlarne o troviamo un punto di equilibrio tra il mantenimento di questo insostituibile strumento di indagine, la libertà di stampa e la tutela della riservatezza di chi non è coinvolto in illeciti penali. Ciò che va evitato è il teatrino dello stracciarsi le vesti in occasione della prossima “paginata” di pettegolezzi.
    Su questi tre ultimi nodi, della responsabilità civile, della corruzione e delle intercettazioni, sappiamo che il Ministro è impegnato in una delicata mediazione parlamentare. Non vogliamo metterla in difficoltà chiedendoLe oggi i dettagli della soluzione che si vuole perseguire. Ci sia concesso però richiamare la rilevanza e l'urgenza di questi temi.
  • PER FAVORE si adoperi perché il Governo consenta l'immediata assunzione dei magistrati vincitori dell'ultimo concorso, mentre si avvicina a grandi passi la conclusione del successivo e l'avvio del prossimo.
  • PER FAVORE ci aiuti a gestire una ragionevole transizione nell'attività di formazione dei magistrati sin qui svolta dal Consiglio con il generale apprezzamento ed ormai affidata alla neonata Scuola superiore della magistratura. Non siamo attaccati al passato, ma la complessità della successione impone la massima attenzione e la collaborazione tra le nostre istituzioni ed il comitato direttivo.

Molti altri argomenti potrebbero essere oggetti di altrettanti ringraziamenti e di ulteriori sollecitazioni: dalle applicazioni extradistrettuali, all'informatizzazione degli uffici.

Ma è tempo che la parola passi a Lei.

Conclusivamente mi consenta di esprimerLe l'apprezzamento per l'impegno l'equilibrio con cui sta svolgendo il Suo difficile compito e di formularLe  gli auguri più sinceri per il buon esito del suo lavoro, che ha di mira lo stesso obiettivo del nostro: un servizio-giustizia più efficiente per i cittadini.

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