UNO MATTINA - La riforma della prescrizione deve essere una priorità della prossima legislatura

UNO MATTINA - La riforma della prescrizione deve essere una priorità della prossima legislatura

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Parliamo di scandali, quelli che sono avvenuti, ad esempio, a livello di amministrazioni locali, regionali soprattutto e, poi, provinciali. Lei ha detto: questa è una nuova tangentopoli…

Certamente si sono verificati episodi di corruttela molto gravi o, comunque, di grave malcostume. Per la verità, ci sono analogie e differenze rispetto a tangentopoli, perché nella prima Repubblica gli abusi servivano a finanziare i partiti; oggi, ahimé, in una condizione di debolezza e fragilità della politica, spesso una classe dirigente periferica diventa auto-referenziale anche nella destinazione dei fondi. In qualche modo, l’apparato della politica locale ha fatto in modo di sganciarsi da qualsiasi forma di controllo – questo credo che sia stato il problema dei problemi - che alla fine la magistratura ha dovuto rientrare in campo pesantemente.
Ancora una volta si è fatto ricorso all'intervento sanzionatorio della magistratura ma, come è noto, ormai la magistratura interviene quando i buoi sono scappati. Noi abbiamo bisogno di un sistema di controlli preventivi che man mano negli anni è stato smantellato e che oggi si cerca faticosamente di ricostruire – in questa direzione va tutta la parte di prevenzione che c’è con la nuova legge anticorruzione - e va, soprattutto, l’attribuzione alla Corte dei conti della competenza di controllare anche i bilanci regionali.

Lei, anche di recente, ha espresso giudizi molto positivi sull’operato della Corte dei conti

La Corte dei Conti, di cui proprio ieri, a Torino, ho festeggiato insieme al suo Presidente i 150 anni, é un'istituzione che ha dato molto ma potrà dare ancora di più sul fronte del controllo, della regolarità contabile, dell’uso corretto del denaro pubblico.

Ha accennato alla legge anticorruzione: alla fine, tanto tuonò che piovve. C’è la legge ma da qualche parte, però, si dice che si poteva fare di più

Si può sempre fare di più e meglio ma, piuttosto che niente, meglio piuttosto. La legge va nella giusta direzione; dà un segnale forte, che per la prima volta, dopo molto tempo, si vuole affrontare in modo organico questo gravissimo fenomeno della corruttela nella pubblica amministrazione. Lo si fa sia con l'introduzione di nuovi reati, che dovrebbero facilitare il contrasto agli illeciti nell’amministrazione pubblica ma, soprattutto, con tutto un apparato di carattere preventivo. La legge ha dei limiti, indubbiamente, però è un modo di affrontare in maniera organica e seria un tema che era ormai ineludibile, perché un intervento ce lo chiedeva l’Europa, il sistema delle imprese ma, soprattutto, i cittadini onesti. 

Le volevo sottoporre il titolo de Il Sole 24 ore di oggi, che dice: “Anticorruzione: la legge al test prescrizione”. Prescrizione è anche uno dei termini più delicati…

Non c’è dubbio che molte delle critiche nei confronti di questa legge si sono appuntate proprio sul rischio prescrizione che verrebbe corso da alcuni dei reati, in particolare alcuni di quelli nuovi che sono stati introdotti: mi riferisco alla fattispecie della concussione per induzione, al traffico di influenze o alla corruzione tra i privati.
Questo, però, non è tanto un problema di questa legge ma è un problema dell’istituto della prescrizione che in questo Paese va profondamente rivisto. Ogni altro vanno al macero 170.000 processi. Ciò vuol dire che per 170.000 processi la polizia giudiziaria, i pubblici ministeri, i magistrati di vario ordine e grado hanno lavorato invano.
Io sono convinto che vi sia un nesso tra l’eccessiva durata dei processi e la facilità di farli prescrivere, perché questo induce a tattiche dilatorie da parte degli imputati mentre, invece, l’imputato, lo Stato, le parti civili hanno diritto che il processo approdi ad una decisione definitiva di merito. Questo dobbiamo garantire con una riforma che probabilmente non si farà più in questa legislatura ma credo che sarà tra le priorità della prossima. 

Parliamo di un altro argomento dalle molte polemiche: la legge sulla diffamazione. Alla fine ce la faranno a farla?

Io spero di sì, anche se su questa materia è stata fatta molta confusione. Bisognerebbe ricominciare a dire che la diffamazione non è un reato di opinione ma un reato di offesa alla reputazione di una persona e la reputazione è tra le cose più preziose che ciascuno di noi ha. Perciò, la diffamazione è un comportamento che ha un forte disvalore sociale e come tale va punito. Poi tocca al legislatore decidere quantità e qualità della pena.
Probabilmente - e io su questo concordo – la reclusione è una pena eccessiva, però, se sanzione pecuniaria deve esserci, deve essere proporzionata proprio al disvalore sociale che questo reato ha e, a mio parere, mantiene.

Chiudiamo con un problema che tutti i cittadini italiani sentono: i ritardi della macchina della giustizia. Cioè, si entra in tribunale e non si sa mai quando si esce…

E’ il tallone d’Achille della nostra giustizia, non per nulla siamo tra i più condannati in sede europea. Su questo credo che gli interventi debbano andare in una duplice direzione: da un lato, trovare una delle poche acceleratorie dei riti processuali sia civili che penali; ma dall’altro, e direi soprattutto, portare fuori dal processo, sia civile che penale, una quantità di contenzioso che il processo oggi non riesce più a reggere. Questo nel civile vuol dire soluzioni alternative alla via giudiziaria delle controversie – conciliazione, mediazione, arbitrati - e nel penale vuol dire drastica depenalizzazione e incentivazione dei riti alternativi.