Plenum per l’elezione del Primo Presidente della Cassazione

Plenum per l’elezione del Primo Presidente della Cassazione

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Signor Presidente della Repubblica, signori Consiglieri, mi sia consentito di approfittare dell'occasione della nomina del Primo Presidente della Cassazione per salutare con sentimenti non di circostanza il Presidente uscente Ernesto Lupo.
Non parlerò della carriera professionale del Presidente Lupo, tanto solida quanto brillante.
Preferisco parlare dell'uomo e del magistrato con cui ho condiviso questi quasi tre anni di consiliatura nel lavoro sia di Plenum sia soprattutto di Comitato di Presidenza, la cui assiduità di riunioni consente di conoscersi a fondo.

Ernesto Lupo è la smentita vivente di una serie di luoghi comuni.

Il primo: si dice che le persone serie non ridano mai.
Ernesto Lupo è una persona seria, professionalmente preparata, ha una profonda cultura giuridica ma non solo (è nota la sua passione per la musica). Continua a studiare, tanto da essere sempre aggiornato su ogni argomento giuridico sottoposto alla sua attenzione. È la prima qualità che il suo maestro Antonio Brancaccio richiedeva ai magistrati per cui - diceva - "gli esami non finiscono mai".
Si documenta. È proverbiale la sua risposta in Comitato quando si tratta di decidere una questione di una qualche complessità: "fatemi leggere le carte", e poi le legge davvero, e lo si comprende dalle decisioni che assume.
Tutto ciò non ci ha impedito di condire le riunioni del Comitato di Presidenza di qualche risata liberatoria, frutto di un'ironia (e qualche volta di un'autoironia) che ci ha aiutato a fare meglio il nostro lavoro.
Ernesto Lupo non solo ha mostrato di apprezzare questo approccio, ma lo ha fatto proprio con sempre maggiore spontaneità.

Secondo: si dice che le persone di solide convinzioni non siano imparziali.
Ernesto Lupo ha certamente le proprie idee e le proprie ferme convinzioni che si traducono in quella "forte tensione morale" che ancora Brancaccio indicava come qualità di un buon magistrato.
Ma il suo habitus culturale non è mai d'ostacolo alla toga, indossata metaforicamente anche nell'attività consiliare, per sposare comunque le soluzioni più conformi a diritto e ad equità.

Terzo: si dice che le persone che occupano posizioni di vertice siano supponenti e scostanti.
Il Presidente Lupo, pur avendo grande senso istituzionale e consapevolezza della dignità del proprio ruolo - quello che in un'accezione non tralaticia  si definirebbe " tratto signorile" - è sempre disponibile ed alla mano con tutti.
È quella qualità che Brancaccio chiamava "umiltà" e considerava indispensabile perché ogni magistrato potesse incamminarsi con consapevolezza dei suoi doveri sulla lunga strada che lo attende e che Ernesto Lupo ha percorso con professionalità ed umanità fino in fondo.

Quarto: si dice che 75 anni per il pensionamento dei magistrati siano troppi.
Ernesto Lupo smentisce anche questo.
Oltre ad una invidiabile vitalità fisica, esprime una altrettanto fervida vivacità intellettuale.

Quinto: si dice che i magistrati siano corporativi.
Il Presidente Lupo, pur con l'orgoglio di una sempre rivendicata appartenenza, è consapevole che la giustizia va vissuta dai suoi protagonisti come un servizio, piuttosto che come uno status; che occorre avere sempre presente l'efficienza del sistema e che ciascuno è funzionale all'organizzazione complessiva e non viceversa.

Insomma, Ernesto Lupo è un giudice: conosce per deliberare, cerca di capire il fatto, studia il diritto e perciò è in grado con cognizione di causa di distribuire torti e ragioni, cioè di fare bene il suo mestiere.

Credo gli si attaglino le parole di Sandor Marai in Divorzio a Buda:
"La legge, nella sua implacabile coerenza, appariva a volte debole e inadeguata di fronte all’arbitrio dei tempi. Egli, il giudice, era costretto a riempire di contenuto moderno la parola della legge (...). Adesso va’ (su) e giudica!, si diceva ogni tanto. E lui si piantava là in mezzo e giudicava, sempre in buona fede, nello spirito della legge, in modo irreprensibile. Che mestiere!, pensava talvolta, esausto. Ma nello stesso momento levava la testa e diceva orgoglioso: sì, che mestiere! – gravoso e sublime, sovrumano e degno di un essere umano!"

Grazie, Presidente Lupo, ci mancherà...

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