Primo Plenum con il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri sui problemi attinenti il funzionamento del sistema giudiziario

Primo Plenum con il Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri sui problemi attinenti il funzionamento del sistema giudiziario

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Porgo al Ministro della Giustizia,  Annamaria Cancellieri, i saluti più cordiali a nome mio e di tutto il Consiglio Superiore della Magistratura, dandole il benvenuto in quest'aula.
Vorrei ringraziarla innanzitutto per la tempestività con cui ha voluto corrispondere all'invito che il Consiglio Le ha rivolto, segno di una particolare sensibilità per la nostra istituzione e per le problematiche della magistratura.
Sin dall'inizio del suo mandato, signora Ministro, credo abbia compreso come il nostro sia un mondo complesso, fatto di equilibri delicati che ogni giorno debbono essere preservati.
Ne e’ testimonianza la vicenda dell'attuazione della riforma delle circoscrizioni giudiziarie, la cui tempistica e' stata messa improvvisamente in discussione senza forse ponderare con la dovuta attenzione il grande lavoro che il suo Ministero ed il Consiglio avevano già realizzato in vista dell'entrata in vigore nel prossimo mese di settembre.
Debbo compiacermi del fatto che la sintonia che da subito ha caratterizzato i nostri rapporti personali e quelli tra le nostre istituzioni si sia tradotta in un'azione sinergica che sembra avere reso edotto il Parlamento - che certo resta sovrano nelle sue scelte - quantomeno della reale portata della questione: un rinvio non sarebbe "a costo zero". In questi mesi le sedi da sopprimere sono state svuotate di uomini e mezzi, in favore di quelle accorpanti presso le quali risultano già calendarizzate le udienze successive al prossimo settembre. Invertire questa situazione avrebbe non solo un costo notevole per l'erario, che dovrebbe trovare adeguata copertura, ma determinerebbe anche ulteriori inefficienze e lungaggini penalizzanti per i cittadini.
Mi compiaccio per la determinazione con cui Lei ha sin qui gestito questa vicenda, in sintonia anche con l'indicazione del Capo dello Stato che ha giudicato «inammissibile e scandaloso voler rimettere in qualsiasi modo in questione ( la riforma ) per ciechi particolarismi anche politici"».
Il decreto-legge approvato sabato scorso contiene importanti misure ordinamentali per aggredire l'enorme arretrato che rallenta la nostra giustizia civile. E' un passo di fondamentale importanza per recuperare l'efficienza complessiva di quel sistema che, specie in grado di appello, registra un "collo di bottiglia" che rallenta la capacità di risposta delle corti.
L'innesto di 400 unità onorarie potrà non solo consentire di smaltire le pendenze ma, si spera, evitare di accumulare ulteriori ritardi.
Le riforme infatti non possono rispondere solo ad una logica  d'emergenza.
Accanto ad interventi congiunturali occorrono interventi strutturali che evitino a regime il riproporsi delle criticità.
Proprio per questo il Consiglio superiore, con la delibera del 5 luglio 2012, nel rendere il parere sul c.d. decreto sviluppo, si espresse positivamente in merito all’introduzione del filtro di inammissibilità in appello civile, ma fece notare che senza interventi d’emergenza volti ad abbattere l’enorme arretrato accumulatosi, la misura non avrebbe potuto dare buoni esiti duraturi.
In quest'ottica costruttiva, mi permetto di avanzare sommessamente qualche perplessità sulla soluzione di smaltimento prescelta per il giudizio di cassazione.
Presso la Cassazione civile si è accumulato nel tempo un considerevole arretrato di cause civili che sfiora le 100.000 unità. Ebbene, anche qui occorre avere il coraggio delle scelte emergenziali e, nel contempo, adottare interventi sistematici per evitare che si riproponga a breve un analogo problema.
In tale prospettiva, i futuri giudici-assistenti in Cassazione dovranno essere selezionati e dovranno entrare nel meccanismo della giurisdizione di legittimità e ciò richiederà inevitabilmente tempo che non sarà breve; inoltre, gli assistenti non potranno avere funzioni di legittimità e non potranno pertanto partecipare alle udienze ed alle camere di consiglio; potranno al più contribuire nella predisposizione delle ricerche e collaborare nella con i consiglieri nel fornire gli elementi per la decisione, ma certo non esercitare in prima persona la giurisdizione, di talché e' facile prevede che gli effetti benefici di una tale soluzione si avranno nel tempo e non saranno scontati.
Una terapia d’urto è invece necessaria anche per la Cassazione civile. E quindi, mutuando dalla scelta effettuata per l’appello, si potrebbero recuperare nell’immediato giudici onorari, scelti tra i soli magistrati di cassazione posti in quiescenza negli ultimi anni e che esercitavano già le funzioni di legittimità ai quali affidare direttamente  il compito di assumere in decisione le cause e di depositare le sentenze per alcuni anni. Accanto a questa misura emergenziale si può studiare la soluzione strutturale migliore che può essere quella dei magistrati assistenti, così come disegnata dal decreto legge, ovvero una diversa configurazione dell’ufficio del massimario, adeguatamente rinforzato, al quale attribuire la possibilità di esercitare anche le funzioni di legittimità accanto agli ordinari compiti (come prima accadeva per i magistrati di appello destinati alla cassazione).
Non possiamo però nasconderci che in assenza di limiti alla generale possibilità di proporre impugnazioni per ogni controversia a prescindere dal suo rilievo e della sua natura, l’emergenza sarà destinata inevitabilmente a riproporsi.
Alcune timidezze nell'applicazione delle nuove norme sul filtro in appello debbono essere attentamente monitorate. Se sono figlie della innata ritrosia con cui i giuristi affrontano le novità, allora occorre promuovere un pronto adeguamento alla nuova realtà processuale. Diversamente, se la difficoltà dovesse rivelarsi tecnica, allora occorrerebbe ripensare la natura del filtro non per attenuarlo ma per rafforzarlo, magari in una logica cassatoria.
Occorre anche qui fare uno sforzo culturale ed avere maggiore coraggio verso le innovazioni accogliendo con disponibilità gli strumenti che il legislatore offre per ridurre la domanda di giustizia che ha assunto dimensioni ingestibili.
Altrettanto positivo, pertanto, e' il giudizio sul ripristino dell'obbligatorietà dell'istituto della mediazione.
Da tempo sostengo che una delle condizioni imprescindibili perché la Giustizia  riprenda competitività e' legata alla riduzione del numero di istanze che oggi si riversano senza alcun controllo nelle cancellerie dei tribunali.
La cultura della mediazione, se intesa come professionale esercizio di virtù conciliativa e non come inutile passaggio burocratico, e' in grado di risolvere gran parte delle liti di minore rilevanza, come del resto accade da anni in molti paesi occidentali.
Un'ulteriore perplessità mi sia consentito esprimere - memore delle mie passate esperienze di governo - sull'ennesima modifica della legge fallimentare in tema di concordato preventivo; non tanto nel merito, quanto per la scelta di attribuire di nuovo poteri officiosi e di governo delle scelte gestionali al tribunale fallimentare, in evidente controtendenza con l'opzione sistematica della riforma del 2006 che valorizzava invece sul punto gli interessi dei soli creditori.
Assolutamente apprezzabile e' la sensibilità da Lei mostrata per l'insostenibile condizione delle nostre carceri.
Il Capo dello Stato, ancora il 7 giugno scorso in occasione della festa del Corpo della polizia penitenziaria, ha ricordato come la questione carceraria sia da considerare grave ed urgente, parlando di  «realtà degradante per i detenuti e per la stessa Polizia Penitenziaria».
Sarebbe quindi auspicabile una ripresa del disegno di legge sulla depenalizzazione, la sospensione del procedimento con messa alla prova e sulle pene detentive non carcerarie, sul quale il Parlamento nella scorsa legislatura si era costruttivamente confrontato anche con il Consiglio, che ha prodotto sul punto una elaborata relazione,  individuando misure ragionevoli ed efficaci per deflazionare la popolazione carceraria, senza minare la sicurezza dei cittadini. Occorre evitare che il carcere sia concepito come unica misura di espiazione della pena.
È altrettanto auspicabile che il potere giudiziario sia adeguatamente considerato nell'opera di riforma costituzionale che ha mosso i primi passi.
 Anche la magistratura ha bisogno di aggiornarsi, senza tuttavia perdere l'ancoraggio a quei valori di autonomia e di indipendenza che anche oggi, a distanza di molti lustri dal loro inserimento nella Carta fondamentale, dimostrano  la  straordinaria lungimiranza di chi li ebbe a concepire.
L'importante e' che ogni intervento abbia di mira non solo la giustizia come potere nei rapporti con gli altri poteri, ma la giustizia come servizio efficiente da rendere al cittadino.
 La Suprema Corte ha manifestato alcune incertezze nell'interpretazione delle nuove norme sul contrasto alla corruzione contenute nella legge n. 190 del 2012.
Il problema mi sembra in realtà di portata più generale ed è in gran parte legato non già' a difetti tecnici della singola previsione, ma al contesto sistematico.
 Mi riferisco al fatto che anche per questi nuovi reati si e' verificato l’effetto distorsivo del processo penale che consegue all’attuale disciplina della prescrizione. Un complesso di norme che sembra premiare più chi rallenta il processo che non chi tenta di definirlo. Individuare un momento all'interno del processo decorso il quale la prescrizione non corra più è assolutamente necessario e restituirebbe al processo penale la sua funzione strutturale: quello di pervenire sempre e comunque ad un accertamento e ad una decisione nel merito, che è interesse dello Stato raggiungere non meno che dell'imputato e delle parti civili.
Altri temi, spesso più sbandierati che realmente discussi, sono quelli della responsabilità civile dei magistrati e delle intercettazioni telefoniche.
Entrambi argomenti troppo tecnici e rilevanti nel nostro ordinamento per poter essere terreno di scontri ideologici.
Definire con pacatezza ed anche sull'esempio delle soluzioni adottate dagli altri paesi europei  i confini della responsabilità civile dei magistrati significa garantirne anche la serenità di giudizio. Ed un giudice sereno e' un bene che e' prioritario perseguire, nell'interesse dello Stato non meno che dei cittadini che al suo  giudizio devono essere sottoposti.
E d'altra parte definire con maggiore precisione la disciplina delle intercettazioni telefoniche può essere un vantaggio, a condizione che si soppesino con equilibrio i vari interessi in gioco: indagini, privacy, diritto di cronaca.
In Parlamento sono già stati presentati molti altri disegni di legge di nostro interesse (tribunale della famiglia, ineleggibilità ed incompatibilità dei magistrati, tutela degli acquirenti di immobili).
Questo Consiglio, nello spirito di collaborazione istituzionale che lo ha sempre animato, e' pronto a fornire ogni utile indicazione perché le regole  del settore tengano conto di ogni possibile ricaduta sull'organizzazione giudiziaria.
Conclusivamente, mi consenta di rinnovarLe  anche in questa occasione gli auguri più sinceri per il buon esito del suo lavoro, che condivide con noi lo stesso obiettivo: una giustizia più efficiente per i cittadini.

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