Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura con il Ministro della giustizia Andrea Orlando

Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura con il Ministro della giustizia Andrea Orlando

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Signor Ministro della giustizia, le porgo il benvenuto, a nome mio personale e di tutto il Consiglio Superiore della Magistratura. È la quinta volta, in questa consiliatura, che si rinnova il nostro incontro con un diverso Guardasigilli.
Non tocca ovviamente a noi esprimere valutazioni sulle dinamiche politiche che hanno portato a questi avvicendamenti, che certo non aiutano la continuità dell'azione di Governo in materia di giustizia.
Il nostro augurio perciò è che lei possa restare a lungo l'interlocutore, non solo di questo, ma anche del prossimo Consiglio.
Una interlocuzione stabile è condizione essenziale perché Ministero e Consiglio possano condurre una seria politica giudiziaria, che esige continuità, coerenza, rispetto del passato ed insieme lungimiranza riformistica.
L'incisività dell'innovazione riformistica dipende anche, se non soprattutto, dalla sinergia e dalla compattezza dell'azione dei diversi protagonisti della scena ordinamentale. Terminata la stazione del conflitto - almeno così ci auguriamo -lungo, talvolta aspro, certamente defatigante, il mondo della giustizia deve ritrovare un orizzonte di pacificazione e di dialogo quale precondizione indispensabile per ogni fruttuoso percorso di riforma.
È con questo spirito che dall'osservatorio privilegiato consiliare provo brevemente a recuperare, in occasione di questo nostro incontro, le linee guida che hanno ispirato l'intento riformistico dei suoi predecessori, perché ne venga raccolto, quasi come staffetta, il testimone e, se possibile, si passi dalle parole ai fatti.
Il ministro Alfano si è occupato a lungo della riforma delle intercettazioni, un'esigenza certamente ancora attuale, se si tiene conto dell'importanza degli interessi in gioco, che annoverano diritti fondamentali della persona, diritto di cronaca ed esigenze investigative insopprimibili. Si stanno, proprio in questi giorni, riversando di nuovo sui giornali paginate di conversazioni intercettate, in cui non tutto è rilevante per l'indagine e, viceversa, qualcosa attenta alla riservatezza delle persone. Le legislature passano, ma il problema resta irrisolto. Il Ministro Palma ha tenuto a battesimo la legge-delega sulla riforma delle circoscrizioni giudiziarie, una tappa di fondamentale importanza, perché si è messa finalmente al centro l'organizzazione degli uffici come condizione di efficienza del servizio giustizia. La fase attuativa è stata accompagnata da polemiche di campanile, sterili e strumentali, nonostante l'intervento sia stato, almeno a mio parere, meno incisivo di quanto fosse auspicabile. Speriamo che non si registrino altri passi indietro.
Il Ministro Severino ha compreso che l'efficienza del diritto civile in generale e quello dell'economia in particolare è un fattore centrale nella competitività del Paese. La sua meritoria iniziativa di incrementare la specializzazione e la rapidità dei processi societari con la creazione delle sezioni per l'impresa non ha prodotto i risultati sperati. A distanza di più di due anni dalla loro introduzione, le nuove sezioni si dibattono con i problemi burocratici derivanti dalla fusione di quelle preesistenti, senza che le imprese ne abbiano ancora tratto beneficio.
La specializzazione delle competenze dei magistrati e, non ho difficoltà a dire, anche degli avvocati, è un'esigenza irretrattabile. È finita l'epoca del giurista generalista, l'idea dell'accorpamento delle materie affini in sezioni con competenza esclusiva va coltivata, perché favorisce la prevedibilità delle decisioni e la rapidità della risposta di giustizia, due fattori irrinunciabili per invertire la tendenza negativa della giustizia civile.
Il Ministro Cancellieri, oltre alla problematica dell'affollamento carcerario - su cui qualcosa si è fatto e sappiamo che la sua attenzione e' massima, anche in relazione alla procedura di infrazione europea - ha affrontato alcuni importati aspetti del processo civile. Sul punto qualche proposta ha suscitato perplessità, ma l'idea di porre in via prioritaria il tema della giustizia civile resta valida  e bene ha fatto anche lei, signor Ministro, ad annunciare di voler presentare a giugno una proposta organica in materia.
Se riterrà di avvalersi di competenze esterne che, in tempi ristretti, collazionino le tante proposte già elaborate - penso per tutti i lavori della Commissione Vaccarella - in un progetto unitario che offra soluzioni efficaci avrà la mia e la nostra disponibilità come le ho già manifestato pubblicazione.
Il presupposto, però, è una politica giudiziaria che stabilisca priorità e obiettivi, da cui le singole soluzioni discendano.
Nessuna soluzione tecnico processuale potrà avere successo senza la riduzione del numero delle controversie che quotidianamente si riversano sui nostri tribunali.
I sistemi alternativi di risoluzione, tra cui la mediazione obbligatoria, non sono ostacoli per l'accesso alla giustizia e nemmeno un attentato alle prerogative degli operatori di settore, ma una assoluta necessità per deflazionare la domanda di giustizia contenziosa. Mi auguro almeno che sul punto non si torni di nuovo indietro.
Dal 1995 ad oggi si contano almeno 15 riforme del processo civile, senza che si sia mai riusciti ad abbattere i tempi. Occorre, a mio parere, mettere in discussione una lettura tribunale-centrica dell'articolo 24 della Costituzione, secondo cui lo sbocco ineluttabile per ogni controversia sarebbe il processo e il processo almeno attraverso tre gradi di giudizio. Bisogna pensare anche qui a riti modulati sulla natura ed il valore della controversia, dove il giudice scelga nel contraddittorio delle parti la tipologia di procedimento più idonea all'accertamento della verità processuale. Questo consentirebbe un impiego di risorse effettivamente coerente con le necessità di ciascuna lite, ben oltre l'attuale ed inefficiente isonomia, dove tutto è trattato allo stesso modo. Poi non ogni controversia deve avere necessariamente un appello e un giudizio di cassazione. È assolutamente prioritario rivedere il meccanismo della prescrizione, per evitare che l'esercizio dell'azione penale, teoricamente obbligatorio, sia  beffato da strategie processuali dilatori. La custodia cautelare va collegata a un'evidenza di colpevolezza che possa portare, dopo l'applicazione della misura, a un celere accertamento definitivo della responsabilità, ma soprattutto occorre che il legislatore rinunzi a introdurre ogni giorno una nuova fattispecie di reato. Nell'archivio del suo ufficio legislativo, signor Ministro, troverà almeno 4 progetti compiuti di riforma del codice penale, anche in tema di depenalizzazione.
Per ciò che riguarda Consiglio Superiore, la riduzione del numero dei consiglieri e l'attuale sistema elettorale, pensato nel 2002 per ridurre il peso delle cosiddette correnti della magistratura, non sembrano aver giovato al miglior funzionamento del Consiglio stesso.
Una riforma del Consiglio che, aumentando il numero dei consiglieri, separi il giudice disciplinare dalle competenze gestionali di carattere amministrativo e che selezioni diversamente i togati attraverso una nuova legge elettorale, porterebbe un beneficio all'efficienza del sistema, nel rispetto delle prerogative del governo autonomo. Esiste una proposta in merito che il suo predecessore si accingeva a portare in Consiglio dei Ministri, che potrebbe utilmente essere recuperata in tempi brevi. Nel confermarle la leale collaborazione del Consiglio Superiore le auguriamo, signor Ministro, buon lavoro, in particolare in vista dell'impegnativo appuntamento del semestre europeo, da cui auspichiamo venga un contributo determinante per la soluzione di quei problemi della nostra giustizia che sembrano incontrare resistenze insuperabili in una logica puramente nazionale.

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