Cerimonia di inaugurazione dell'Assemblea generale della Rete europea dei Consigli di Giustizia e di celebrazione del 10° anniversario di costituzione della Rete

Cerimonia di inaugurazione dell'Assemblea generale della Rete europea dei Consigli di Giustizia e di celebrazione del 10° anniversario di costituzione della Rete

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Signor Presidente,
Signori Componenti del Comitato Direttivo e del Comitato Esecutivo,
Signori Rappresentanti dei Membri della Rete e degli Osservatori,
porgo il saluto del Consiglio Superiore della Magistratura, che ha avuto l’onore di organizzare l’Assemblea Generale dell'Encj.
Proprio qui a Roma ha avuto luogo dieci anni fa l’assemblea costitutiva della Rete Europea dei Consigli di Giustizia. In quel frangente storico la costruzione, su basi di rappresentanza democratica, di un’unione istituzionale e politica - oltre che economica, monetaria e finanziaria - sembrava costituire prioritario obiettivo ed il processo di integrazione, esteso agli Stati di nuovo ingresso, fluiva in modo continuo e, in apparenza, inarrestabile.
Nello spazio di un decennio sono intervenuti notevoli cambiamenti ed ulteriori, importanti passi avanti sono stati compiuti.
Il Trattato di Lisbona ha introdotto rilevanti modifiche nell’architettura istituzionale dell’Unione Europea, ora protesa verso la realizzazione di uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia in cui le persone, circolando liberamente, possano ricevere una protezione giuridica efficace in particolare in aree di grande impatto, quali l’immigrazione, la criminalità organizzata o il terrorismo, la cui forte dimensione transfrontaliera richiede significativi sforzi di cooperazione, specie in ambito giudiziario, a livello europeo.
L’iter di progressivo ravvicinamento dei sistemi giuridici, in chiave ordinamentale, sostanziale e procedurale, è proseguito grazie al sapiente impiego del principio del mutuo riconoscimento e del metodo della graduale armonizzazione. 
Al di sopra di tutte le altre innovazioni introdotte, si pone  la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione, imprescindibile tessuto connettivo tra i popoli europei. La Carta è destinata ad informare sempre più  sia la produzione normativa che la giurisprudenza, forte, quest’ultima, dei fecondi risultati che discendono dal continuo dialogo tra le Corti - interne e sovranazionali, giurisdizionali e costituzionali – a sua volta assecondato dal ricorso, ormai generalizzato, allo strumento del rinvio pregiudiziale.
Certo, nel volgere lo sguardo al decennio trascorso non può sottacersi come la crisi economica che ha colpito l’intero mondo occidentale, la persistenza di evidenti discrasie nei livelli di benessere nelle differenti aree dell’Unione e le esitazioni nel portare a compimento il processo di integrazione, hanno inciso in misura tutt’altro che marginale sullo stato dell’Unione e sulle sue prospettive, inducendo a livello di pubblica opinione atteggiamenti "euroscettici". Fortunatamente le recenti elezioni hanno confinato queste posizioni in un ruolo  minoritario.  Mi auguro che la maggioranza uscita dalle urne ne tragga dunque una salutare lezione di "eurottimismo".
Ciò induce a leggere l’unificazione ed il ravvicinamento delle legislazioni alla stregua di processi che costituiscono  il portato di un clima di confidenza reciproca, dell’approfondimento delle conoscenze in merito agli ordinamenti degli altri stati, del superamento di anacronistiche barriere ideologiche, culturali e, non ultimo, linguistiche.
All’interno di questo percorso, il ruolo della giurisdizione è senz’altro nevralgico. Vana sarebbe la proclamazione di diritti e libertà ove non fosse assicurata la loro effettiva attuazione e questa condizione non potrebbe realizzarsi qualora non fossero sufficientemente  garantite l’autonomia e l’indipendenza del potere giudiziario.
Di qui il ruolo fondamentale dei Consigli di Giustizia, che sono posti a presidio proprio dell’autonomia e dell’indipendenza delle magistrature.
Nonostante la parziale difformità delle soluzioni prescelte, avuto riguardo tanto alla composizione dei Consigli di Giustizia che alle loro attribuzioni, il governo autonomo e' l’unica organizzazione dell’ordine giudiziario che si ponga in relazione di piena compatibilità con il contesto istituzionale generale di una moderna democrazia. Quali che siano tradizione e struttura dell’apparato istituzionale interno ad ogni Stato, non potrebbe essere tollerata, in seno all’Unione, la sottomissione della magistratura al potere legislativo o a quello esecutivo.
E' questo un aspetto del patrimonio comune agli Stati membri, canone fondante del processo di integrazione.
In questa direzione si é orientato l’impegno della Rete Europea dei Consigli di Giustizia, che l’Italia ha supportato con forza e convinzione.
La Rete, nei primi dieci anni di attività, ha promosso la creazione di una comune area di giustizia e rafforzato la credibilità della giurisdizione e l’indipendenza del suo esercizio, valorizzando innanzitutto le positive esperienze di innovazione, finalizzate a rendere il “servizio giustizia” puntuale ed effettivo, in quanto tale idoneo ad arrecare beneficio alla generalità dei cittadini dell’Unione.
La condivisione delle prassi virtuose concorre alla formazione ed allo sviluppo di una cultura giudiziaria europea, nella convinzione che il raggiungimento di un adeguato livello qualitativo del sistema della giustizia sia fattore primario di coesione sociale e favorisca lo sviluppo economico e la sicurezza dei cittadini.
E’con questo spirito che, nel corso degli anni, il CSM ha partecipato con ruolo da protagonista alle attività della Rete, cui ha destinato cospicue risorse in termini di uomini, competenze e mezzi.
Il CSM, in particolare, ha preso parte a tutti i Gruppi di lavoro (in materia, tra l’altro, di nomina ed avanzamento in carriera dei magistrati, riforma della giustizia, valutazione delle prestazioni, inamovibilità, indipendenza, responsabilità, distribuzione degli affari, deontologia), non di rado assumendo l'onere del coordinamento.
Ed è anche per questa ragione che rappresentanti del CSM sono assurti a compiti di responsabilità, dalla Presidenza, già affidata a Luigi Berlinguer, che saluto, sino alla reiterata partecipazione al Comitato Esecutivo, attualmente nella persona di Paolo Corder, ed a quello Direttivo, da ultimo nella persona di Riccardo Fuzio.
La collaborazione tra i Consigli di Giustizia si è sempre svolta nel segno del leale confronto, della ricerca di analogie e differenze tra i diversi sistemi, di una contaminazione che spingesse verso la diffusione dei punti di forza e l’eliminazione di quelli di debolezza.
Significativi, in questa prospettiva, sono le riflessioni ed i documenti elaborati dai gruppi di studio della Rete: sulla valutazione della qualità della giustizia, sull'innovazione tecnologica e organizzativa delle strutture giudiziarie, nel quadro di compatibilità con la ormai endemica scarsità di risorse economiche e sulla individuazione di standard condivisi in materia di autonomia e indipendenza della giurisdizione.
Ne è derivata, in parallelo, la crescita, in dimensioni e programmi, della Rete, rapidamente divenuta affidabile ed autorevole interlocutore delle principali istituzioni europee, attenta alle sollecitazioni provenienti dalla società civile europea, che reclama un giudice connotato da elevata indipendenza e professionalità ed una organizzazione giudiziaria efficiente, in grado di rispondere con celerità ad una domanda di giustizia in costante incremento.
L'improcrastinabile processo di riforma della giustizia non può prescindere, nella cornice europea come in quella dei singoli Stati, dal coinvolgimento dei magistrati e dei loro organi di governo autonomo, chiamati a supportare legislativo ed esecutivo nell’ambiziosa opera di realizzare un’Europa accogliente e solidale, capace di offrire a tutti eguali opportunità e di premiare ciascuno secondo il suo talento, in cui prevalgano i valori di democrazia, partecipazione e rispetto dei diritti di tutte le donne e di tutti gli uomini.

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