Udienza in Vaticano. Il discorso del Vice Presidente Michele Vietti

Udienza in Vaticano. Il discorso del Vice Presidente Michele Vietti

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     Santo Padre
a nome del Consiglio Superiore della Magistratura e mio personale desidero esprimerLe i più sentiti ringraziamenti per averci concesso questa preziosa opportunità di incontro e portarLe i saluti di tutta la magistratura italiana.
All’interno di quella cultura del "dialogo" che Ella ama spesso evocare, questa Sua suggestiva interlocuzione con il governo autonomo della magistratura e' un'occasione unica di confronto e di conforto nel nostro lavoro.
Chi è chiamato ad esercitare funzioni pubbliche si trova a dover quotidianamente sostenere il peso di un servizio faticoso, talora misconosciuto, in un tempo in cui il senso delle norme rischia di smarrirsi, nel contesto di  un Paese provato dalla crisi economica, incerto nei riferimenti etici e con scarsa fiducia nelle Istituzioni.
In questo quadro però ogni uomo di buona volontà che svolge un servizio a favore della comunità si sente interpellato, anche grazie al Suo magistero, dalle ragioni della speranza e della responsabilità.
Le Sue parole, in cui echeggiano con accenti nuovi i capisaldi della tradizionale dottrina sociale - solidarietà, sussidiarietà, bene comune -inducono credenti e non credenti a riflettere sul senso della propria vita e del proprio ruolo, specie quando - come per i magistrati - si tratta di un ruolo delicato e di profondo impatto sociale.
Nell’esortazione rivolta ai Tribunali della Rota, Ella ha auspicato che  in ogni giudice oltre “la serenità di giudizio ed il distacco da vedute personali”, vi sia la maturità umana, cioè la capacità di calarsi nella mentalità e nelle legittime aspirazioni della comunità, al fine di “praticare una giustizia non legalistica e astratta, ma adatta alle esigenze della realtà concreta”. E ancora “oltre ai requisiti di dottrina giuridica ..., nell’esercizio del suo ministero il giudice si caratterizzi per la perizia nel diritto, l’obiettività di giudizio e l’equità, giudicando con imperturbabile e imparziale equidistanza. Inoltre nella sua attività sia guidato dall’intento di tutelare la verità, nel rispetto della legge, senza tralasciare la delicatezza e umanità”.
E' un insegnamento prezioso che vale per tutti i magistrati.
Dai miei insegnanti Gesuiti dell’Istituto Sociale di Torino ho imparato che cultura, morale e azione non sono sezionabili ma connotano unitariamente l'uomo in tutto il suo operato, specie quando assume responsabilità collettive.
Ci aiuti a ricordarlo e a praticarlo.
Santità, quella qui presente oggi e' una comunità di uomini e donne che lavorano per il servizio giustizia, insostituibile presidio della legalità nello Stato democratico, nel quadro dei valori etici fondamentali iscritti nella Costituzione, che rappresenta la base civile e morale della nostra convivenza organizzata.
Abbiamo voluto questo incontro convinti che, aiutati da Lei a guardare in alto, non saremo distolti dal nostro quotidiano cammino, ma sapremo percorrerlo con passo più sicuro.
Grazie, Santo Padre.

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